Capaci di intendere e volere

Da Palemmo a Beirut. Storia di pupi siciliani che fanno strage di arancini e chiedono il 41bis di cannoli

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Se ti chiedono di Marcello. Muto devi stare.

Era il 23 maggio 1992 quando in Sicilia, nei pressi dello svincolo di Capaci, a pochi chilometri da Palermo, insieme all’asfalto rovente dell’autostrada A29 saltava in aria anche il magistrato antimafia Giovanni Falcone con sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro (all’attentato sono sopravvissuti: Paolo Capuzzo, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e Giuseppe Costanza).

Come scusa? Magistrato antimafia? La mafia non esiste.
Questa è roba da Solleone. Come? È  roba da Corleone.

Due mesi dopo, il 19 luglio 1992 sempre in Sicilia, in via Mariano d’Amelio a Palermo, persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Sopravvissuti all’attentato solo l’agente Antonino Vullo e un’agenda rossa.

Come scusa? Giudice antimafia? La mafia non esiste.
Questa è roba da Solleone. Come? È  roba da Corleone.

Ma bomba o non bomba noi arriveremo a Roma, malgrado voi.

È il 1993 nasce il partito con cui il cavaliere Berlusconi, cavalcando l’onda delle stragi e i cavalli di Arcore, con l’aiuto dello stalliere Mangano, avrebbe vinto le elezioni del 1994.

e Forza Italia per essere liberi e Forza Italia per fare e per crescere

Proprio il ‘94 è l’anno in cui la vicenda giudiziaria di Marcello Dell’Utri ha inizio. Il 72enne palermitano è iscritto nel registro degli indagati per concorso in associazione mafiosa, accusato di collusione con Cosa nostra e di aver fatto da mediatore in un “patto di protezione”  tra Berlusconi e le cosche.
Comincia così un ventennio di polemiche e processi che porterà il 12 aprile 2014 all’arresto di Marcellino pane e vino, senatore PdL, ex numero uno di Publitalia e amministratore delegato di Finivest, in una suite dell’Hotel Phoenicia tra gli alberghi più lussuosi di Beirut. In attesa dell’ennesimo rinvio dell’udienza in Cassazione chiesto dagli avvocati – causa indigestione dopo una cassata della pasticceria Cuffaro di Raffadali –  consigliamo a Marcellino di pregare la Santuzza, Viva, viva Rosalia ca lu ‘nfernu fa trimari e Luciferu cu tia nun ci potti cuntrastari, di mangiare freekeh e arancini, di fare il 41bis di cannoli siciliani e stare muto.

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