Milano a passo D’uomo

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Capitale economica e del pane quotidiano. Del foulard e del clochard. Città dai mille volti e dai tre colori: rosso-nero-azzurro. La Milano di Giulianone Pisapia, del Berlusca e di CL. Di Manzoni e Beccaria, di Gaber e Jannacci. Provinciale e internazionale. Metropoli snob, schiva ma accogliente. Milano rom-antica che vive di giorno e di notte. Capitale della moda e della mafia. Milano sola. Milano che consola. Città d’arte e design. Fascista e comunista.
Milano in eterna contraddizione, difficile da vivere e da raccontare.

Milano

La struttura urbanistica del capoluogo meneghino è caratterizzata da strade concentriche che si stringono attorno al Duomo, la chiesa in stile gotico illuminata dalla bela Madunina, simbolo della città più terrona del nord.
A pochi passi dalla piazza affollata di turisti e piccioni strafottenti, Palazzo Reale e il Museo del Novecento, il quartiere artistico di Brera e le sue cartomanti, il quadrilatero della moda e del lusso, il Teatro alla Scala con i suoi concerti sinfonici, San Babila ex trincea nera del neofascismo milanese degli anni settanta, e Piazza Fontana. Ricordo di una strage.

12 dicembre 1969

Tra una zona e l’altra, edifici dai diversi stili architettonici, dal neogotico al barocco, dal liberty di Porta Venezia e Porta Romana, al razionalismo del dopoguerra. Palazzi storici che nascondono cortili segreti e attici verdi che si affacciano su parchi e giardini, come quelli di via Palestro. Per non dimenticare.

27 luglio 1993

In strada gente che spende e spande, perlopiù stranieri, venditori ambulanti di rose e accendini, mendicanti, trans e prostitute in cerca di clienti 24h su 24.

A metà, tra il Duomo e il Castello Sforzesco, Milano ospita la Borsa. Piazza Affari accoglie broker, procacciatori e cacciatori in giacca e cravatta, alti e bassi come azioni altalenanti. Tutto questo davanti alla scultura realizzata da Maurizio Cattelan, un grande dito medio in marmo. Un “saluto” al mercato finanziaro. Una risposta alla Milano da bere. Città perbenista che disprezza e poi compra.

Poco più a nord, Parco Sempione e l’Arco che non conosce pace, uno dei centri della vita notturna milanese nei pressi della Triennale, istituzione culturale internazionale. A qualche km di distanza, corso Como e le strade della movida bianca e dei privè, all’ombra di gru e grattacieli in stile Pirellone, vicino Chinatown e ai cantieri in zona Garibaldi-Isola, area in preda a costruzioni e ricostruzioni in vista di Expo2015. Sempre a nord, verso ovest, troviamo il polo fieristico più grande d’Europa e la Scala del calcio, San Siro.
A sud, le colonne di San Lorenzo, piazza 24 Maggio, Porta Genova, e i navigli. I canali “olandesi” che insieme alla darsena di Porta Ticinese bagnano Milano. Sulle loro sponde, una serie di bistrot, pizzerie e gelaterie che ogni sera si riempiono di giovani, turisti, coppiette e zanzare.

Lontano dal centro, le case popolari e la periferia dimenticata. Immigrati, clandestini e zingari in quella che un tempo era terra di soli emigranti meridionali arrivati in Centrale con la valigia di cartone, senza passare da Lampedusa.  La stazione è un’architettura fascista contaminata dallo stile liberty e art deco, simbolo nobile e ignobile della città, zona di spaccio e saccheggio, latrina notturna e casa senzatetto vicino via Padova, strada borderline e off limits occupata da extracomunitari e gang latine, a due passi da Piazzale Loreto, luogo di storia e di vergogna.

10 agosto del 1944 – 29 aprile 1945

Proseguendo verso est, nei pressi del Politecnico, il quartiere Lambrate e il parco Lambro che negli anni 70 ospitava il festival del proletariato giovanile, la più importante manifestazione musicale italiana dell’epoca. Una sorta di Woodstock d’Italia. Oggi periferia in enorme crescita.

Milano è un mix di culture che non conosce integrazione. Conquistata dai cinesi, sfamata dai russi, sfruttata dai calabresi e invasa da rom e marocchini. Città di loft e open space, trading e shopping, happy hour e brunch, fast e slow food. Milano antica e cool. Città dell’Ultima Cena, dove arrivi e poi party. Trasgressiva e intransigente, città del “vivi e lascia vivere”. Milano d’agosto, deserta e paziente. Milano che non sta mai ferma. Milano che non si stanca mai.

Milano è Milano
Una metropoli a colori dal cielo grigio
Milano o si ama o si odia

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One Response to Milano a passo D’uomo

  1. auradiluna says:

    bellissimo! io faccio parte della seconda categoria indubbiamente

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